La sanità funziona!
Lungo la strada provinciale che risale la Verde Valle di un tempo che fu, non appena il caotico traffico come per magia si dissolve, appare in lontananza il Bar Carli e per qualche guidatore arrivato fin qui, dopo essere stato inscatolato nella sua auto per quasi un’ora per fare pochi chilometri, la vista del bar con il suo comodo parcheggio, lo vede come una liberazione e così qualcuno si ferma qualche minuto, ora che la strada si è liberata dall’incontrollato traffico abbandonato a se stesso. Un aperitivo, qualche veloce chiacchiera e si riparte verso casa, ora la situazione è più rilassante, meno traffico sull’ingolfata provinciale che da anni tutti coloro che si candidano alle elezioni regionali o politiche vorrebbero sistemare, peccato che questi non vengano mai eletti, cosi tutto resta nelle promesse che saranno riproposte la prossima volta.
Ma per il bar Carli, le veloci fermate dei pendolari di ritorno dal lavoro, non sono certo la principale risorsa per la cassa del bar, il momento del giorno culminante inizia verso le nove del mattino fino a mezzogiorno, infatti in questo arco di tempo il bar si trasforma e diventa un salotto, un talk show per dirla con un termine televisivo. Il bar Carli gestito da Carlo e la moglie Carla ha una lunga storia, fino a trent’anni fa era una rinomata trattoria che a mezzogiorno straripava di clienti di passaggio, grazie anche allo spazioso parcheggio ma soprattutto per la cucina casalinga gestita dalla signora Carlotta, la mamma di Carlo. Bei tempi, quando a mezzodì mangiavano tutti, camionisti, rappresentanti, operai riempivano la spaziosa sala da pranzo, ma dopo i tempi sono cambiati, solo una piccola parte si fermava per la sosta pranzo e non valeva più la pena di continuare anche perché nel frattempo la super cuoca Carlotta ha raggiunto l’amato marito Carletto nel regno dei cieli.
Quella che fu la spaziosa sala del ristorante è stata ristrutturata e anche se è ancora uno grande spazio, virtualmente è divisa in due parti anche se non si vede nessun divisorio, i clienti entrano e si accomodano ai tavoli dove preferiscono.
Solitamente le signore, quelle del cappuccino, che si trovano per fare quattro chiacchiere, usufruiscono dei tavoli situati più lontani dal bancone del bar e così anche le persone di passaggio. Quasi sempre sono servite da Carla la moglie di Carlo, il barista, mentre gli avventori locali di solito si trovano attorno ad un tavolo rotondo, dove possono trovare posto sette, otto, persone che solitamente è Carlo, il barista, che si occupa di loro.
Specialmente al mattino, molte sono le persone che preferiscono passare a prendere qualcosa al Bar Carli e a volte capita proprio di assistere a qualche acceso dibattito sui più disparati temi di attualità, ma a differenza dei “talk show” in televisione, qui non ci sono telecamere né personaggi impomatati, non ci sono i super esperti che discutono di lavoro senza mai aver lavorato un giorno, non ci sono le domandine dove il sapiente di turno si è già studiato le risposte, qui è tutto naturale e immediato, nessuno entra al bar sapendo cosa dire o cosa si dice, non c’è il moderatore che dà la parola a qualcuno, qui tutti possono dire la propria idea, senza censure con un linguaggio che tutti capiscono e al posto del microfono hanno in mano un bicchiere. Nonostante questo, dai discorsi oltre alle giuste lamentele della gente comune, escono anche tante idee ricche di buonsenso, cosa che manca in buona parte alle comparse televisive.
Comunque, l’altro giorno fino alle dieci di mattina al bar si viveva con il solito tran tran, un paio di signore si gustavano il cappuccino con latte di soya con caffè d’orzo, senza schiuma con Dietor con una brioche vegana e tassativamente vuota, qualche altro cliente che sorbiva il caffè decaffeinato, naturalmente, praticamente se non fosse per la musichetta di sottofondo del bar, sembrava essere alle celle mortuarie.
Ma ad un certo punto entrano Beppe e Franco e si accomodano alla “Tavola rotonda” e ordinano un caffè mettendosi a parlare del più e del meno tranquillamente e dopo pochi minuti entra al bar anche “Sentensa” che è il soprannome che i clienti abituali del bar hanno affibbiato a Carmine, un napoletano trapiantato nella fu Verde Valle da oltre quarant’anni.
Quando entra lui la moglie del barista, Carla conosciuta anche come la Jena dagli avventori abituali che la detestano per la sua curiosità a sapere tutto di tutti, si fa in quattro e mentre lui si accomoda al solito tavolo, Carla, la Jena, arriva subito con il Giornale di Vicenza e lo stende bene bene sul tavolo mentre lui ordina il solito caffè macchiato con latte freddo.
Carmine non si perde nelle discussioni degli altri frequentatori del bar che lui considera solo dei piagnoni perditempo, vuotatori di bicchieri e nessuno non ha mai osato contraddirlo le poche volte che ha emesso il suo parere. Per il suo modo di comportarsi Carmine è sempre stato guardato con un certo sospetto, non neanche per essere un po’ snob e meridionale, ma perché non beve mai vino. E guai toccare l’argomento lavoro, perche lui chiude la bocca a tutti dicendo che quarantadue anni di conceria si li è fatti pure lui, solo che pochi sanno che li ha fatti tutti al centralino-portineria, al fresco d’estate, al caldo d’inverno e con nessun odore malevolo.
Intanto al tavolo dove Beppe e Franco stanno parlando del più e del meno si unisce Attilio che parte in quarta raccontando che ieri suo figlio è andato al pronto soccorso per un dolore alla spalla e dopo tre ore di attesa l’hanno visitato ed ha dovuto pagare il ticket:
“Ma ve pare giusto, che uno gà da pagare, perché non i gà trovà gnente?”
Chiede Attilio a due amici.
“No, non xè giusto, tasse ghe nè paghemo anca massa, porco can!”
Commenta Beppe ma anche Franco dice la sua:
“Mah…al pronto socorso i farà così perché vaga manco gente, infati a ghe xè pì persone là che i speta de essere visità che in piassa!”
In quel momento entra Remo e si aggrega anche lui alla compagnia di amici e immediatamente ordina un prosecco per tutti quelli del tavolo, mentre i tre amici cercano di coinvolgere anche lui nelle loro lamentele, ma Remo, il quale basta guardarlo per capire che è un uomo che non si perde in un bicchier d’acqua, le sue mani parlano per lui, il suo viso bruciato dal sole e quarant’anni passati nelle strade a stendere asfalto è una persona che più di parlare, ascolta.
E Attilio riprende il discorso:
“Far pagare el tichet del pronto soccorso la xè na vergogna! Come falo uno sàvere se el dolore o el male xè grave o no, se la xè na facenda seria o no?”
“Semo governa da gente che non ghe interessa gnente dei cittadini. Solo boni de domandarte schei, ostrega!” Anche Beppe dice la sua.
“E dopo per farte na visita ghe vole on’eternità, se dovaria fare na rivolussion”
E mentre i commenti si susseguono si unisce anche Rita, che poco lontano stava facendo colazione con una sua amica, attirata dai discorsi del gruppetto e senza tanti complimenti dice la sua:
“La sanità fa schifo, i ghe gà messo on mese solo per farme el cambio del dotore, e che me fiolo lo gà fato on lain, lo ghemo cambià perche ghe volea diese giorni per aver on appuntamento, na vergogna e dopo i te parla in television bei come el sole.”
Intanto da suo tavolino Carmine “Sentensa” ogni tanto alza gli occhi dal giornale e ascoltando l’improvvisato talk-show scuote la testa, ma lui, finchè non è arrivato all’ultima pagina continua nella sua lettura.
Remo, che ha ascoltato tutto in silenzio, emette anche lui il suo parere:
“Non penso sia tanto grave el fato che tè ghè da pagare on ticket, xè molto pèso l’umiliassion che i te inflige, come dire a te sì on stupido, cossa sito vegnù fare qua che non te ghe gnente! A mì qualche mese fa, che son dà al pronto soccorso, nelle carte che i me gà dà era scrito “La Regione ha speso per il suo percorso di cura € 185.oo” I te rinfaccia quelo che i gà speso per tì, che ala fine i xè soldi che te ghè versà tì, che xè na vita che te lavori, che te paghi le tasse.”
“A te ghè razon, Remo, i xè boni solo a umiliare la zente” Commenta Franco.
“Bon…bon…basta con ste lagne cussi la xè, non podemo farghe gnente xè luri che comanda. Carlo, porta un altro prosecco a tutti e che i vaga in malora anca queli dea sanità!”
Intanto Carmine ha finito di leggere il giornale, si alza, passa vicino al gruppetto della tavola rotonda, squadra tutti, come fa sempre dall’alto in basso e si dirige al banco per pagare il proprio caffè, ma Carlo il barista gli dice che è stato già pagato assieme al giro di prosecco dal gruppetto del tavolo rotondo. Cosi Carmine si avvicina al tavolo per ringraziagli di avere offerto il caffè, ma Franco prontamente tenta di coinvolgerlo nella discussione:
“Carmine hai avuto anche tu problemi con la sanità?”
“La sanità non è un problema, la gente come voi è il problema!”
Inutile dire che il gruppetto di amici resta sbigottito, gli hanno appena offerto il caffè e questo li ringrazia dicendo che sono loro il problema della sanità.
E Carmine continua:
“Ditemi amici, oltre ad avere deglutito un paio di prosecchi, cosa avete concluso con le vostre lagne? Niente! Questo è il guaio. In Italia ci sono milioni di persone che si lamentano, giustamente, come voi, ma le cose non cambieranno mai, fintanto che va avanti così. Si deve usare il cervello, managgia!”
“Non se pole fare gnente, xè la politica che comanda e la gà invaso anca la sanità!”
Afferma Attilio.
“Vedete, se qualcuno va in un ristorante, se sceglie nel menù la specialità della casa, va sicuramente verso la scelta migliore del menù, perché sarà il piatto dove l’impegno del cuoco sarà al massimo, il cameriere ve lo porgerà orgogliosamente davanti a voi e questi non vorranno certo far sfigurare il locale dove lavorano, il loro impegno sarà maggiore e faranno di tutto affinchè il cliente sia soddisfatto del loro impegno. Quindi la specialità della casa è il piatto migliore del locale. Punto.”
“Ma cosa centra questo discorso con quello che abbiamo parlato fino adesso?” Chiede Rita.
“Centra, centra, eccome! Anche la sanità ha il suo piatto della casa, la sua specialità!”
Afferma Carmine, tra lo stupore dei presenti.
“Non farci ridere, non ne abbiamo nessuna voglia. Qui stiamo parlando di cose serie!”
Beppe non gli va tanto di scherzare su cose importanti come la sanità, ma Carmine con la su abituale flemma gli risponde:
“Non tutta la sanità funziona male, ci sono ospedali che sono delle eccellenze, ma quando una persona si presenta al pronto soccorso e sta in attesa ore per una visita, guardando il cellulare o chiacchierando con altri pazienti in attesa, significa che non sta poi così male ed è ovvio che si fa una pessima idea del pronto soccorso.”
“E allora cosa si deve fare?” Chiede Attilio a Carmine.
“E allora se voi ci ragionate su un po’ è appurato da quello che succede tutti i giorni, che l’emergenza sanitaria funziona a gonfie vele, infatti se in questo momento una persona qui presente viene colta da malore, in pochi minuti arriva l’ambulanza per il soccorso.”
“Normale!” Dicono quasi tutti in coro i presenti.
“E allora avete capito che anche la sanità ha qualcosa che funziona, la sua specialità della casa è l’emergenza. Quindi se non vuoi fare file e lunghe attese, si deve creare un’emergenza. Capito?”
Ma Franco ribatte:
“Ma se tuti i fa finta de avere on male can, vien fora on casin e non xè gnanca giusto!!”
“Hai ragione, ma solo così avrai cure con attenzioni urgenti, senza fare la fila, senza attese infinite e se ti andrà bene non ti lamenterai più della sanità, ma anzi, quando ti capiterà di ascoltare gente come voi che sparla a vanvera verso la sanità, sicuramente tu dirai loro: la sanità funziona!!!”
Poveri pazienti, Poveri noi, Povera Italia.



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